Psicologia e sport: la teoria del quiet eye

Giugno 10, 2019
We Love Eye Training

La capacità di concentrazione che uno sportivo riesce ad applicare (o meno) durante una prestazione, e che fa la differenza in merito al risultato finale, è stata continuamente oggetto di indagine, ed ha condotto la ricercatrice dell’università di Calgary Joan Vickers ad elaborare la ormai celebre teoria del QUIET EYE, l’occhio ‘calmo’: la fissazione finale dello sguardo su un oggetto target, prima di eseguire un’azione diretta, come fattore cruciale per la precisione del movimento.

Allenare il Q.E. consente numerosi benefici:

  • Aumenta la precisione e il controllo di movimenti di aiming/targeting.
  • Migliora la sensazione di controllo (control beliefs).
  • Riduce l’ansia da prestazione e aumenta il benessere psicologico generale dell’atleta.

La pratica del Q.E. consente pertanto di migliorare consistentemente la performance sportiva.

Joan vickers
La professoressa Joan Vickers dell’università di Calgary

Caratteristiche del Quiet eye

  • È diretto a un oggetto o location critici per lo spazio dell’azione.
  • Il suo onset avviene prima del movimento finale.
  • La sua durata è maggiore per gli atleti esperti, per i task più complessi e per le azioni che hanno successo (un q.e. più breve, invece, diminuisce l’accuratezza dell’azione indipendentemente dal livello di abilità!).
  • È stabile, confermando la necessità di un focus ottimale su un solo oggetto/location precedentemente all’azione finale.

…ed è allenabile!

calcio di rigore

Come si allena il Quiet eye?

Insegnando ad allineare lo sguardo con il target a cui mirare, in modo tale da far mantenere il focus e la mira su di esso il più a lungo possibile.

esempio di studio su calci di rigore (Wood & Wilson, 2012)

scenario

Sono stati messi a confronto i risultati di un gruppo di allenamento tradizionale VS un gruppo di Q.E. training.
In questo caso, i punti da fissare sono quelli in cui è più facile fare goal: i due angoli in alto della porta, che vengono perciò numerati con numero 1 o 2 e ai partecipanti viene richiesto di chiamare il numero del target scelto subito prima di iniziare a correre verso la palla per calciarla.
In tal modo, si è sicuri che il soggetto abbia fissato il target per almeno 1 sec, tempo sufficiente per pre-programmare il tiro.

risultati

Il gruppo di allenamento del Q.E. ha avuto miglioramenti sia di performance che nella percezione del controllo:

  • Una diminuzione della sensazione di incertezza dell’outcome.
  • È aumentata la percezione di capacità di gestire la pressione.
  • È diventata chiara la correlazione tra percezione di controllo ed efficacia della performance.

Esempi di studi su arti marziali e sport di combattimento (Ripoll et al. 1995; Williams, Elliott 1999)

Nello studio del Q.E. nelle arti marziali, è stata da tempo stabilita una correlazione fra expertise e strategie di visual search: i combattenti più esperti fissano un punto solo, perché ciò aiuta a ottimizzare la visione periferica, che è cruciale per l’anticipazione dei movimenti avversari (i novizi hanno un path di ricerca visiva più varia: dalla linea centrale alle parti più periferiche).

Il punto di fissazione dipende dalla disciplina (kickboxing/kung fu: testa/parte alta del corpo, tae kwon do: parte bassa) Infine, l’ansia ha un effetto significativo sulla visual search, è stato notato un numero di fissazioni maggiore negli atleti più ansiosi (e novizi).

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    Published On: Giugno 10, 2019Categories: Peak Performance, Scientific Research, Sport & Research527 wordsViews: 135